Astronaut Suicides, creato con l’art director Sara Phillips, è il progetto dall’umorismo cupo di Nail Da Costa. Toccante, adorabile, ti strappa un sorriso all’idea pur scioccante del suicidio. L’aspirante che ci prova è un cosmonauta senza identità, celato nella sua tuta, il volto dietro il casco spaziale. L’unico elemento distintivo è l’etichetta della bandiera a stelle e strisce cucita sulla manica della tuta, a dirci che è un americano.

Come americano è il fotografo ideatore di questa serie originale e ironica. Lui è Da costa, nato nel Massachusetts, cresciuto nel New Jersey, istruitosi a New York. Dopo la laurea, ha fatto le valigie e si è diretto a ovest, nello Utah. Si concentra sulla fotografia, scattando per anni scene di snowboard e viaggiando in giro per il mondo lavorando per aziende come Roxy, Quiksilver e K2 Inc. Dopo una manciata di anni al freddo, decide di abbandonare lo snowboard. Si dirige ancora più a ovest, a Portland, dove attualmente scatta foto editoriali e pubblicitarie.

Il progetto di Astronaut Suicides 

è stato ispirato dallo storico discorso di JFK alla Rice University,

il 12 settembre 1962.

Scegliamo di andare sulla Luna in questo decennio e fare le altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili; perché quell’obiettivo servirà a organizzare e misurare il meglio delle nostre energie e capacità, perché quella sfida è una sfida che siamo disposti ad accettare, una che non siamo disposti a rimandare e una che intendiamo vincere, e anche le altre.”

Ma, nel 2010 la frase “Yes we can, sì possiamo, ma non tutto. Tornare sulla Luna, ad esempio” di Barack Obama, dà l’addio ai sogni spaziali degli Stati Uniti e alla prospettiva di far tornare in breve tempo l’uomo sulla Luna. Nell’ultimo  bilancio presentato dalla Casa Bianca i fondi per le missioni nello spazio non ci sono più. Per Obama l’esplorazione dei pianeti e delle stelle non sembra essere una priorità.
Capisco che alcuni credano che dovremmo tornare sulla superficie della luna, ma devo dirlo senza mezzi termini, ci siamo già stati”.

Facendo un passo indietro, era stato proprio il suo predecessore, George W. Bush, a lanciare un progetto per riportare gli astronauti americani sulla Luna. Nel 2003 la navetta spaziale Columbia, si disintegra al momento del ritorno nell’atmosfera terrestre. Dopo i giorni di costernazione e lutto per la morte dei sette astronauti a bordo della navetta, Bush e la Nasa, l’ente spaziale americano, avviarono il “Programma Constellation”per riportare l’uomo sulla Luna entro il 2020. Ma con Obama, che preferisce destinare i finanziamenti per la ricerca e l’innovazione tecnologica, il programma finisce per essere archiviato. Fine della storia.

Per i prossimi anni dalla base di lancio di Cape Canaveral non si prevedono nuove partenze di razzi e missili.

Così, la fervida immaginazione e la creatività di Nail Da Costa, producono la serie di uno sconsolato astronauta che, davanti alla fine del programma dello space shuttle della NASA, prova con tutti i mezzi a farla finita.

Per lui ormai non si prospetta più alcun futuro e la luna resta solo un malinconico astro sospeso nel cielo lontano.

INCANTO_ERRANTE

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