Edizioni Kolibris 2011, Euro 12,00

Prefazione

Con la pazienza della veglia, di un fiume che scorre lento, si procede in questo libro per sondare il tempo e lo spazio, dando fiato alla voce femminile che emerge senza indugio. Si procede attraverso la Tradizione, passando per Montale, Sereni e altri grandi del Novecento. La poesia di Paola Casulli trafigge la pagina, l’occhio, l’orecchio, il respiro, sa farlo con grazia, con agilità, ponendo molta cura nel passaggio tra luce e buio, tra terra e acqua, tra una stagione dell’anno e la successiva.
La parola si fa sinfonia, e proprio alla maniera di Vivaldi interpreta nei quattro movimenti del libro il carattere stagionale, mettendo in versi un reale viaggio sensoriale e riflessivo, che avviene dentro e fuori dal corpo. Il verbo germoglia sulla variazione del tempo – tra il profumo di mele e la stanchezza della quercia-, assorbendone la temperatura, il suono, il volo d’uccelli variegati, la meraviglia di piante appartenenti a molte specie. Così, se gli strumenti sembrano ripetersi per tutta l’opera, la varietà di nomi, gesti, riflessi di luce, rinnova il canto ad ogni pagina, fino a renderlo sorpresa e mai scontato: nello scambio di orizzonti, nell’odore delle cose, nel gesto puntuale del contadino.
Tutto è teso a comporre il paesaggio -quello naturale e quello dell’anima- per varcare la soglia o restare, per trattenere ancora un momento il tempo dell’innocenza.
L’acqua, come fiume segreto, pioggia, grandine… accompagna sempre il canto, perché la voce passa, come un rivolo sonoro/ sugli acquitrini di pensieri.
Lo scorrere calmo, del tempo e della meditazione, incontra un frangente nella poesia, uno schizzo rosso (papavero, tramonto, sangue) che lentamente si allarga. Qui sta la muliebrità di questa scrittura, che tutto incarna, che tutto fa vibrare. L’arte della Casulli agisce dolcemente, docilmente, come una miniatura fluttuante: si fa piccola, piccolissima cosa, nella grandezza incircoscritta. Sa accarezzare la pagina con la leggerezza della foglia che dolorosamente scolora, con la levità del volo di chi abbandona, con la forza dell’acqua che sopra a tutto passa e bagna, senza sosta o ripensamento.
Questo andare “Di là dagli alberi e per stagioni ombrose” ha la sua ragione, chiusa in un pianto segreto, il suo tempo infinito e ripetuto che si annida nell’alone sottile dell’inespresso. E si palesa, ancora una volta, in piacevolissima armonia: come ambra sull’erba delle ore.
Rossella Renzi

Testi

Uno per uno
questi giorni altro non sono che fiumi
segreti

Un contadino apre la terra
e rivela grano
lì dove la spiga non è
stranezza o artificio

E’ abbastanza perchè un uomo
possa diventare migliore

E’ tutto per la mia voce
che va chiocciando beatamente
senza talento.

**

Ottobre ha il ramo
che dorme con gli ultimi fiori

e il fiume è più chiaro
sulle cose invisibili.

Siamo chiusi nel nostro sangue
come nido che accoglie il silenzio
come l’acqua del grande abbraccio

Tu vieni – poi –
con la calma che guarisce il pane
– e staremo lì –
allargati di luce. Sbalorditi
da tutto questo rinascere

Due steli
– sostanza di meraviglia – esposti

**

Nient’altro che un fiume lento
è il mio abito – Esso scorre –

dal mio collo – percorre omeri e seni –

Mi guardano le mie figlie
come fossi l’anatra bianca
del sacrificio.

Immolata sulla veranda di casa
in questo tramonto
che non ha più giochi
a chiamarci

**

Je suis fatigué de regarder le ciel
et ne trouvez pas que les nuages
à la recherche des passe-temps urbaines
plein d’aéré secret
Ce dont j’ai besoin maintenant
est de tourner le visage
et de retour au point de départ
Éteindre les incendies
qui se glissent
dans ma forêt

Libreria PAGINA 12
Invito

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