202Paola Casulli

SARTIE, LUNE
E ALTRI BASTIMENTI poesie di isole e di amori
La Vita Felice – Luglio 2017

prefazione di Salvatore Contessini

Sorpresa marina

Sartie, lune e altri bastimenti è una silloge che inneggia al mare, scritta al femminile, inusuale per quanto attiene all’immaginario collettivo, che profila solo marinai o meglio uomini che vanno per mare, celebrati da sempre come due facce di uno stesso conio. Mi viene in mente Itaca di Kavafis, o Il vecchio e il mare di Hemingway. Qui invece, il punto di vista è quello di una donna: Paola Casulli, la cui dichiarazione d’amore per il mare indossa una veste che non è quella cui siamo abituati. L’intensità che avvolge l’intera raccolta non affievolisce mai la spasmodica tensione in cui è organizzato il verso, né si rilevano inciampi in stereotipi consueti.

Il mare è il soggetto del privilegio unitamente all’amore che vi si legge, metafora salmastra di ben più profondi sentimenti, porta con sé la conformazione femminile dell’acqua, la calma amniotica del contenente.

Le composizioni non narrano tempeste né burrasche, raramente vestono i panni devastanti o paurosi dei marosi inquieti o delle correnti oceaniche. Ci troviamo con maggiore frequenza in paesaggi di golfi rasserenanti o in arcipelaghi pelagici. Il riferimento terrigeno è l’isola e non certo il continente. Si coglie il respiro del mare come cadenza di energie sottili irradianti da particelle astrali impermanenti, che si fanno distanza, sintesi fluttuante di stringhe in manifeste pluridimensioni simboliche. L’onda letterale non cessa il moto perfino se si crede inganno. Ogni molecola salina sbiadisce in riva al mare; Circe, incrollabile, si duole di nebbie che attenuano lo sguardo; il suo, fisso nel cielo, scruta la rotta che gli ritorni Ulisse.

Il minuto dondolio del mare aperto sostiene l’olio degli affanni, il suo colore intenso, dipinto da sapienti pennelli, consente il cullarsi di pensieri da riposo.

Su questi capisaldi si tesse la narrazione amorevole; quella amorosa è quella passionale. Non un fuoco ustionante, ma un benefico calore come quello del sole settembrino, dolcemente insinuante, avvolgente le carni e le ossa, i pensieri e i sentimenti più profondi.

Paola è una sorpresa marina, di una intensità struggente, smuove visceralmente e fa tremare il respiro fino al fremito del liquido salino.

Ciò che compiutamente descrive è la rêverie dei nostri passati, quella che ha adottato vasti orizzonti e non anguste insenature dove non entra lo scafo del proibito.

L’illecito arriva, impensabile come uno squarcio nell’insieme dei veli che offuscano le nostre di difficili traversate. Ci porta a divagare su flutti di schiuma bianca con movimenti di spirale corporale, mancanza d’aria nei polmoni e assenza dell’orientamento sul soggetto.

Paola chiede che le si parli di un’altra vita, ne percepisce l’esistenza, ma non ne conosce le leggi che la governano. Ancora ignari, noi tutti, possiamo solo ipotizzare l’esistenza di una vita parallela, compiere passi impercettibili che diverranno regolari e sciolti. Ora co- nosciamo le solitudini e ci sopravviviamo senza alcun timore; Paola ce lo ricorda e ce ne racconta la liquidità.

Salvatore Contessini

Sartie, lune e altri bastimenti

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Tu sai
 come baciarmi dentro
mordermi dalle costole le ali che fanno male.
Voglio strade che dormono vuote
mentre io resto insonne
a chiedermi se godi o tremi
lontano dalla mia notte.
Il mio corpo disabitato gocciola resina,
ho fiori sulla fronte e brina
e mille pianure che cantano di te.

E poi è di nuovo sabato.
Le nostre scapole ricordano i punti oscuri,
quel modo arbitrario di essere felici e tuttavia
è così poco lungimirante il tuo viso quando sorridi
e fai brillare gli occhi in quell’angolo del letto
dove fiorisce l’oleandro.
Adesso tu che siedi come chi siede sotto un albero
a chiedermi un ritratto.
Io non faccio domande.
Sei così bello
è meglio che io non veda
è meglio che io non veda niente.

Sapevamo di essere nella stessa vita
a bassa voce
come crocifissi appesi al muro
quasi dispiaciuti, volgendo lo sguardo
altrove.
Così mai più visti.
Colti da quella strana euforia del dolore.
A dirci mille volte preghiere. A farci dei
vestiti addosso bianchi fiori. Compiuti
nell’imperfetta bellezza delle cose
familiari. Un rapimento la vasta luce diamante
che pare sangue di un nuovo toccare.

INCANTOerrante

Recensioni :

  1. Il caleidoscopico mondo marinaro di Paola Casulli in “Sartie, lune e altri bastimenti”

È indubbio che il mare è una delle principali fonti ispirative per un poeta. Mare inteso nel senso più ampio, includendo tutto un mondo che con esso ha legami e riferimenti: navi, quindi, bastimenti, ma anche isole, promontori, lagune, e, soprattutto, navigatori e naviganti.
Il senso del mare, la sua vastità azzurra, l’indefinita apertura che esso suscita negli animi più sensibili, il desiderio di solcarlo fino a quella lontana e asintotica linea dove il cielo si congiunge con esso, il profumo di salsedine che emana, il sole e la luna che s’incastonano nel suo cielo, il primo di giorno e la seconda di notte, risveglia in noi un senso di appartenenza forte, non privo di un certo timoroso rispetto e di meraviglia, nei confronti di un mondo che appare giustamente equilibrato, dove nulla è dato al caso ma tutto s’incastra magnificamente in un mosaico i cui confini trascendono persino l’umana comprensione.
Non possiamo fare a meno del mare. Che sia una strada immensa e colma di inganni e di sorprese, come la rotta seguita da Ulisse per raggiungere la sua Itaca, o che sia il mezzo più opportuno per convalidare le proprie teorie di carattere geografico, come il viaggio di Colombo verso le “sue” Indie, o che sia il desiderio di spogliarsi di tutte le cose futili e rimanere da soli al cospetto delle stelle e del silenzio rigeneratore, come le traversate in solitario, il mare è elemento di vita e di vitalità da cui non si può prescindere.
E i Poeti cantano la sua azzurrità, la sua possanza e la sua immensità: specchio del cielo da cui nascemmo e nel quale ben volentieri nuovamente ci immergiamo.
Paola Casulli è tra questi poeti che hanno con il mare, inteso nel senso più ampio, un rapporto intimo, con un continuo, amorevole e imprescindibile sguardo rivolto a quel mondo, da cui ne trae vigore, colori, profumi, sogni, vitalità. Non per nulla la nostra brava autrice è nata ad Ischia, l’antica Pitecusa, prima colonia greca, fonte di ricordi e di nostalgie di avventure per Paola, tanto da farle realizzare una sua iteressante raccolta dal titolo Phitekoussai, racconti di un’isola (Kairos Edizioni, Napoli), sua seconda opera in ordine di tempo.
Ma “Sartie, lune e altri bastimenti”, titolo alquanto emblematico di questa sua recente raccolta, è altra cosa. Qui il mare non è proprio quello di Ischia, o non soltanto quello, bensì rappresenta lo sfondo naturale del pensiero poetante della Casulli, uno sfondo dove l’elemento liquido è preminente, ma non soltanto quello: vi è infatti, in questa sua opera molto gradevole, un’apertura a visioni di mondi intimi, a introspezioni di carattere sociale, a reminescenze personali e a nostalgie di luce e di amore. La materia, anzi la materialità delle cose, si svapora nel canto delle sue poesie, ed ogni cosa, ogni immagine, ogni ricordo, ogni speranza, diventa fluida e osmoticamente assorbita dal cuore dell’autrice, accettandone i motivi esistenziali, le mille domande, le infinite possibilità. “Non sono che materia ficcata nella terra – ella afferma nei versi di pag. 28 – guerriera che apre le braccia alla storia / e divento trasparenza di pietra gettata in mare / sbalzata via dalla sabbia per un vulcano di vento”.
Il mare è dunque sottinteso, argomento da tenere in conto, nelle espansioni poetiche di Paola Casulli: un riferimento forte, “incommensurabile”, come giustamente afferma Salvatore Contessini nella sua dettagliata prefazione. E in questo rapporto “incommensurabile” tra l’anima dell’autrice e il mondo marino, che è poi anche il suo mondo interiore, dove ella assume tutta l’energia vitale, tutto l’impeto che la proietta verso la solarità del mondo esterno, Paola ritrova il senso del creato, o almeno un equilibrio, anche temporaneo, che le giustifichi il solito banale lavorio giornaliero, o la cosiddetta piatta quotidianità. Ecco dunque il perché del titolo: “Sartie, lune e altri bastimenti”: sartia è il legame allegorico, ineluttabile, alla terra, intesa in tutta la sua materialità e regolarità sociale; luna è simbolo di nostagico amore; bastimenti è l’allegoria del viaggio, il desiderio di intraprendere nuove rotte per nuovi orizzonti di luce. Ma il sottotitolo è ancora più interessante e impegnativo: “Poesie di isole e di amori”: ed è qui il nocciolo del sentimento poetico della Casulli, proprio in questa definizione. La solitudine è un precario miscuglio di emozioni contrastanti, la consapevolezza dell’abbandono della carne in un oceano sconfinato, dove la speranza-Dio-amore è l’ultima spiaggia: “Il mondo attende tutti l’alta marea del distacco. Prima o poi, sarà posato lì, sul disordine di ombre che si allungano; fermiamo il piede nell’ora puntuale della tempesta. Noi, assorbiti dalla fissità dell’oceano. A commuovere Dio oltre la carne.” (pag 40).
Insomma, ancora una volta è l’amore, sentimento inteso nel più ampio significato, che muove la nave (i “bastimenti”) in lungo e in largo, per la vastità del mare, toccando sponde e spiagge, raggiungendo e riappropriandosi delle isole-solitudini abitate da un’umanità “legata” con robuste “sartie” all’inderogabilità della terra, sotto i raggi di una luna romantica e ispiratrice. Ed è veramente questo l’amore che anima e appassiona la nostra autrice:  È festa di labbra / dove la rena si posa in traduzioni saline. / L’anima in puro desiderio di te / sospende le brume nostalgiche / al di là del tutto il temporaneo Poi” (pag. 17). Ma traspare anche molta amarezza, una sorta di rimpianto o di rassegnata consapevolezza dell’irraggiungibilità della meta: “Cosa ci rende nostalgici? / Distanziati sul nostro promontorio / ciascuno con i piedi fuori dalla marea / a sentirci salvi ma opachi / senza l’onda che, pur ferendoci, / ci avrebbe portati via / ad infilare il volto sotto l’acqua e lì dormire / sotto le profondità. / E ci sono voci non malignità, / a bere il fondale fino all’ultimo addio.” (pag. 16). E ancora: “Chissà com’è l’attesa di un incontro / quello spostamento / come mancanza di definizione. / Si perde dietro un tornante la voglia di te. / – Basterà oppormi ai tuoi no – / per ricucire la tenerezza di una città / sui fianchi in attesa del mio divenire. / Conosciamo le solitudini / – Ci sopravviveranno – “ (pag. 44).
Un libro, quest’ultimo della Casulli, che a leggerlo si è condotti per mano in un universo fluido e nello stesso tempo denso di riflessioni, di considerazioni sull’intimo ma che si allargano a tutti, perché il pensiero di uno (dell’autrice) è condivisibile in generale, e il lettore stesso, “sostituendosi” emozionalmente all’autrice, fa propria la storia e l’avventura, l’idea e l’immagine, il desiderio e l’amarezza, insomma il viaggio della vita.
Anche lo stile, la modalità della composizione poetica, si uniforma al contenuto: nessun titolo è dato ai brani poetici della raccolta, ma soltanto una citazione-esergo in corsivo all’inizio di quelle che potremmo definire sezioni, ma che in sostanza hanno il pregio di “riassumere” in pochi versi ben centrati e illuminati il dire poetico della Casulli: autrice, poetessa, di sicuro spessore nell’attuale panorama poetico italiano.

Paola Casulli, “Sartie, lune e altri bastimenti”, Edizioni La Vita Felice, Milano, 2017, Collana Agape; prefazione di Salvatore Contessini.

Giuseppe Vetromile
Taccuino Anastasiano
Recensione sul blog
15/9/17

 

2. Ilaria Cino per Paola Casulli con «Sartie, lune e altri bastimenti» su blog
“Le stanze di carta”

Il libro di Paola Casulli “SARTIE, LUNE E ALTRI BASTIMENTI ” ( Editore La Vita Felice – Collana Agape 159) è un’interessante testimonianza di poetica femminile sulla relazione tra due “Mondi incommensurabili, tra l’uomo e il mare”; intesi come due opposti linguaggi, entrambi dotati di “avidità d’intenti” che cercano sull’orizzonte immaginario della parola una misura dialogica comune.
S’intravede nell’opera poetica della Casulli una concezione della poesia prossima a quella della Rosselli, come terreno linguistico su cui si scontrano il linguaggio del privato, dell’interiorità e quello più superficiale, riconducibile ad una dimensione più corporea, riuscendo tuttavia a superare, nella sintesi finale, quel senso di annichilimento proprio della tensione conoscitiva: [… Ora penetro sotto il grande mare/ad assiderarmi nella luce/che pian piano affievolisce/fino a spingermi nel profondo/e lì inspirare le ragioni dell’oblio/A disfarmi di un corpo per un altro più sottile/Che arrivi a lui/Al mio sposo/…].
L’esperienza creativa si sviluppa attraverso una scrittura surreale che ha in sé quella vaghezza simbolica propria dei simbolisti, il cui intento non era descrivere la realtà nei termini Montaliani del mal di vivere, piuttosto cogliere impressioni per penetrare nell’intimo delle cose; parimenti siamo in presenza di un “sabotaggio raffinato del vivere” che si configura o come tempo di ritrovamento di memorie oniriche: “L’invisibile si veste di memorie e di olfatti” o come tempo di “un nuovo toccare”: Misuro mutazioni sulla pioggia che scroscia/Ogni goccia è macchiata da un peso diverso/le udiamo confessando false pene/Ogni giuntura scricchiola e l’enigma è liberarsi/dalle bende”; e dove probabilmente il senso più atteso risiede in quel labile sentimento di libertà dal dire e dal fare che la Casulli individua nella quiete dell’esule: [… Poi mi volto di lato/ Vedo lei/ Vedo la metà dei vivi/ e malgrado l’implacabile lunghezza della notte/sento la quiete dell’esule/L’ardente battaglia volgere alla fine/…].
L’intensità del linguaggio, scardinato di regole, segnato talvolta da francesismi, è dato da una narrazione analogica e metaforica, ma anche dall’accostamento di parole appartenenti a piani sensoriali diversi, che permette alla Casulli di scandagliare le vie testuali e portare alla luce svariate corrispondenze, utili a comunicare le sue molteplici emozioni; non ci sono versi nella silloge che non siano suggestivi e d’interesse, anche in considerazione dell’ambiguità identitaria che li cavalca.
Il classico binomio “io e tu” è progressivamente superato da un punto di vista logico da un “voi”, ipotetico lettore, che rende la lettura più permeabile, lasciando spazio per un’ermeneutica del testo. Questa esigenza tecnica della Casulli, già autrice di svariate raccolte di poesia, (tra cui Mundus Novus, Ediz. del Leone; Phitekoussai, racconti di un’isola, Ediz. Kairos; e Di là dagli alberi e per stagioni ombrose, Ediz. Kolibris) potrebbe spiegarsi come necessità di ritrovare una dimensione verginale della parola poetica, spogliandosi di vecchi abiti, quali il “noi” che ricorre come “vecchio inquilino empirico d’inganno”, o “ Ferita d’alibi per i più complicati – Non so” per un divenire, un movimento di mutevolezza talvolta espresso in “distratta radice”, talvolta in  un “me stesso azzurro senza nubi”.
La produzione poetica “SARTIE, LUNE E ALTRI BASTIMENTI ” rappresenta nel complesso una traccia significativa, se non un punto di svolta per la Casulli sia nella definizione di una personale poetica che per quanto attiene la scrittura femminile in generale.

Ilaria Cino     06 novembre 2017
recensione su blog Le stanze di carta
recensione su 
La vita felice

 

 

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