Vuoto e mortifero al colore nero spesso si associa il sonno, i sogni, l’angoscia, il segreto, la discordia, la vecchiaia, la disgrazia e la morte. Il nero, dunque, è considerato negativo o distruttivo. 

Tuttavia in Asia e in Africa, al contrario, il nero è fertile e fonte di vita. Come quello dell’Egitto, per esempio, che simboleggia il limo depositato dalle acque del Nilo le cui piene sono benefiche e vengono attese ogni anno con speranza. 

Proprio questo nero, fecondante e associato alla forza vitale, pervade e satura i disegni di Elena Caterina Doria

E di tanti neri sembra si tratti per la vividezza delle immagini.

L’artista, nei suoi intensi chiaro-scuri, come usando diversi pigmenti, ci delizia  infatti di neri in una tavolozza via via ben diversificata. Dal nero etrusco Ater, cioè un nero opaco, profondo, duro, alla sfumatura del Niger cioè il nero brillante, leggero e morbido. Prima che per la tonalità, i disegni della Doria, spiccano per la densità e la brillantezza con cui le sue opere raggiungono il nostro osservarle incantati.  

Nei disegni della Doria, il rapporto con la luce resta primario! Il suo nero è luminoso, benefico. Il segno o la promessa di una rinascita. Colore delle viscere della terra e del mondo sotterraneo, questo nero ctonio è legato, come dicevo all’inizio, alla dimensione feconda della terra. Una terra misteriosa, che governa la vita coi suoi cicli immortali e genera creature misteriose, straordinarie, prodigiose, indissociabili da elementi taumaturgici e sciamanici ancestrali. Legate all’avvicendarsi delle stagioni e alla fertilità, forse anche all’inspiegabile passaggio di anime tra mondi diversi. 

Come Persefone-Proserpina la Doria è capace di dischiudere a noi osservatori incauti, i segreti di misteri e magie attraverso il tratto perturbante delle sue chine. Trasformare la natura, scardinare i suoi ingranaggi e le sue leggi per entrare nel libro vivente dell’universo. 

Attratta dal ritmo segreto delle cose, che ben comprende e afferra, Elena Caterina Doria, sembra attingere contemporaneamente al sapere dell’immaginazione intuitiva, dell’astrologia, dell’alchimia, della poesia, della cabala, della scienza, della filosofia, della religione e della biologia per muovere le energie misteriose della natura penetrando nel cuore degli esseri viventi e nelle radici del mondo. Dinamizzando, attraverso un’opera attiva, le forze contrarie che si muovono nelle cose. Sia nelle cose che ascendono in cielo sia nelle profondità della terra.

L’artista stessa scrive che “il mondo animale, vegetale, minerale ha una sua storia. È la storia del suo sviluppo, dell’adattamento all’ambiente e dell’evoluzione della specie, e dove esiste una storia possiamo anche immaginare una sua ucronìa, pensare ad altri mondi naturali, alternativi e surreali”.

I suoi disegni di foglie, frutti, rami coperti di muschio, piccoli insetti, bisce, tartarughe, cipressi, farfalle, api regine, diventano ossa pelviche, polmoni, cuori anatomici. Così come un piccolo nautilus, che partorisce la molecola dell’ossitocina così simile alla struttura dell’alveare, ci regala un nuovo mistero dell’eterno femminino

E torniamo dunque al suo nero fecondo delle origini che è luogo interiore  dell’artista, associato alla terra e alla sua epidermica fertilità ma anche al suo valore simbolico di caverna per esempio, o di altro spazio naturale che sembrano comunicare con le viscere della terra: antri, voragini, gallerie rupestri. Benché privi di luce, sono crogioli fertili, luoghi di nascita o di metamorfosi, ricettacoli di energia. Spazi sacri. Noi osservatori, vi entriamo per nasconderci, rigenerarci, compiere un rito di passaggio. Così come il suo bianco, mai in antitesi ma in costante dialogo con il niger, è il suo foglio da disegno. Carta, ricovero e conforto, come una terra bianca, di luce, che attraverso il buio si fa strada verso lo spettatore che attende di poter decifrare, codificare i segni imbastiti a matita sul suo spartito. Segni che faticosamente compaiono dal mosaico di figure per rivelarsi a colui che riesce a mettere a fuoco l’origine del gesto.

L’arte di Elena esprimere visioni. Nel suo sforzo di venire alla luce, la visione riafferma se stessa. Obbedendo a questo medesimo tropismo, spinta com’è verso la luce, l’immagine ritrova la sua misura e la regola.

Da una luce, da uno stagliarsi di forme, da un certo utilizzo della tecnica, l’energia primitiva, la potenza originaria costanti alle quali tutto si sottomette  volontariamente. Un modello arcaico e mitico in cui viene riportato il nichilismo, la disumanizzazione, il frammentarismo, la mistificazione, la nostalgia di una certa collettività. La fuga dalla società in un’esistenza illusoria, ma anche un amore per il caos scintillante, che medica e guarisce.

L’opera della Doria è un atto magico. La sua Ucronìa evoca e rievoca qualcosa che desta meraviglia e che introduce l’essere in un bagliore estatico. Ci conduce attraverso una via privilegiata per indagare e muovere l’energia naturale e primordiale, il suo flusso vitalissimo. Quasi una forza primitiva, attitudine inscindibile dallo spirito umano. Nei disegni della Doria, che hanno il potere di turbare il sangue, la mente e lo spirito, ritroviamo il senso della totalità del mondo. Cogliamo la rivelazione di segrete corrispondenze, lo spazio nascosto e benefico della coscienza. Uno sconfinamento dove è celato la possibilità di una rivolta rivoluzionaria.

 

IncantoErrante   

 

                                    Elena Caterina Doria nasce a Milano il 10 febbraio 1965. Dopo il liceo artistico frequenta e si diploma alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti), seguendo contemporaneamente i corsi di pittura, incisione, anatomia artistica e quelli di graphic design e comunicazione visiva. Nel 1990 si trasferisce a Casale Monferrato dove lavora come grafica e illustratrice freelance. Negli anni comincia a maturare in lei la necessità di esprimersi attraverso il disegno e la manualità, si approccia così, per naturale inclinazione e desiderio di scoperta, ai temi della natura, della trasformazione, della meraviglia, della vita che cambia e si evolve, facendone i punti cardine della sua espressione artistica.

http://www.elenacaterinadoria.it 

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