“E se l’oscurità avesse un sole?
Esso non sarebbe una stella,
ma un segreto che splende”.
(Edmon Jabès)

 

Liturgia è, in qualsiasi vocabolario cercassimo la sua definizione, quel complesso di riti e cerimonie su cui si fonda ogni culto religioso. Un insieme di letture, azioni simboliche, preghiere con le quali ogni comunità religiosa definisce, in forme fisse e visibili, il proprio Credo e rievoca la vita e le opere del proprio Dio o Profeta.

Ma Liturgia, che a me piace definire in greco antico leitourghía, nel mio lavoro fotografico è anche molto altro. Liturgia come storia di una irresolubile distanza tra l’Io credente e l’Assoluto stesso. Una distanza progressivamente crescente quanto più l’uomo inesauribilmente tenti di colmarla. Ed è proprio il doloroso compositum dei due poli opposti a generare la liturgia che trova poi compimento e significato attraverso la sua specifica modalità preverbale e prelogica in cui l’Altro Inafferrabile è accolto all’interno dell’Io Afferrante.
Ciò che esiste al di là della realtà percepita dall’uomo, il Trascendente, diviene raggiungibile. L’Essere si rivela pur nascondendosi, di modo che lo si possa percepire come Tutto o luce, ma in una forma che pur risplendente permane indefinibile, buia o assente.

Nella mistica di ogni latitudine e tempo, infatti, si distinguono il giorno e la notte dell’anima. Le Tenebre e la Luce coesistono. Tenebra divina, nella quale un contenuto intelligibile non si traduce, non si discioglie. Si tramuta nella molteplicità e nello spessore dei chiari concetti diurni ma resta invisibilmente, indicibilmente e monoliticamente oscuro.
La mistica islamica del sufismo parla di notte di luce, di nero luminoso, di mezzogiorno oscuro e di luce nera.
Dionigi Areopagita, nel sesto secolo, nell’ambito del neoplatonismo cristiano, sostiene che a Dio è dato apparire in forma di tenebre sfolgoranti.
San Giovanni della Croce parlava di noche oscura, notte oscura, alludendo all’attimo in cui il contenuto inattuato, la luce non dissepolta, il deus absconditus è in procinto di manifestarsi risplendendo in forma di luminescenza buia, di oscurità intrinsecamente splendente.

Nella celebrazione sacramentale, nella leitourghía, intessuta di segni e di simboli, di gesti, paramenti, colori, arredi, l’absentia, semplice ma infinita, onnipresente ma oscura, finalmente si rivela, diviene praesentia. Cupa, forse, disperante e straziata certo, ma essa dilaga, colma e plasma la modalità del rapporto tra il credente e il trascendente, generando l’incontro, accogliendo il desiderio di unione e di mistero. Rendendo questa oscurità palese e risplendente. L’invisibilità resta invisibile che però nella liturgia può essere veduto.

Nel mio lavoro fotografico, le 10 fotografie in esposizione descrivono il percorso intenso e visionario, diseguale, a strappi, per irruzioni visive che sono lame di pensiero, nodi di irrequietudine, vocazioni, enigmi, pagine di angoscia che costituiscono il bagaglio interiore e spirituale dell’uomo nella sua instancabile ricerca del Divino.
Le immagini sono state scattate nei miei viaggi intorno al mondo in una contaminazione di momenti di religiosità e preghiera appartenenti a tutte le religioni. Poiché la storia di una salvezza è la storia di tutte le salvezze. Le azioni sacre proprie di una liturgia sono sacre per ogni credente, in qualunque parte esso si trovi ad officiare e a qualunque Credo appartenga.


La sovrapposizione di queste immagini, dalle quali scaturiscono l’incandescenza di un atto di fede, il punto di fusione tra luce e tenebre, è stata voluta perché sembri, a chi guarda, che da tracce oscure e apparentemente caotiche affiorino significati riconoscibili, che indizi all’apparenza incoerenti formino una verità, o un tentativo di delinearla.
Tutte le composizioni sono inserite in un cerchio. Forma geometrica perfetta, simbolo dell’eterno moto dello spirito, è il mio personale fondale per ricomporre il silenzio come luogo incorporeo della preghiera.
L’atmosfera satura dei verdi pastello e degli azzurri turchesi tenui riporta alla contemplazione e alla spiritualità. Induce alla quiete, alla placida e profonda soddisfazione dei poli perfettamente allineati nell’armonia. Colore dell’immortalità e di questa stupenda storia di una salvezza che è la liturgia. Azione sacra per eccellenza che riversandosi nella vita di ogni credente, la trasforma in un processo di divinizzazione.

Fotografie e testo di Paola Casulli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here