È questo sedersi come nuvola – spazio che coincide – sulle nostre
schiene impure – le ali sui cardini sospese –
Questo è ciò che mi affama, in quell’aria scolorita dal sole
un orlo scucito in una vicinanza apparente.
E non lo sai mai con certezza
se saltare lo steccato o andare
a salti, giù per il ripido sentiero
semplicemente con la testa piena di stupore, restare
avvinghiata al fruscio delle foglie,
sentire sotto i piedi
l’erba che circonda le caviglie, che risale
placida sul tuo ventre mentre tutto ciò a cui tieni
siede nel vecchio inverno, spento delle litanie di una voce
che imita la pioggia con quel cadere giù, confusa
prima del risveglio sono i sogni che annegano
con le narici piene di muschio, azzurrate in grigio-verdi
una notte dopo l’altra, in avvelenamento progressivo
assumiamo ridicole ali da cornacchia
indossiamo maldestri sguardi da combattere e dirci catene
ho visto quel filo grigio appeso al collo, una sfilza di croci tra le mani
a chiederti. Con la bocca chiusa, perlopiù. Senza mai smettere di pensare
– certe cose non sembrano vita mentre le fai –

 

Incanto Errante

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