Paola Casulli

SARTIE, LUNE
E ALTRI BASTIMENTI poesie di isole e di amori
La Vita Felice – Luglio 2017

prefazione di Salvatore Contessini

Sorpresa marina

Sartie, lune e altri bastimenti è una silloge che inneggia al mare, scritta al femminile, inusuale per quanto attiene all’immaginario collettivo, che profila solo marinai o meglio uomini che vanno per mare, celebrati da sempre come due facce di uno stesso conio. Mi viene in mente Itaca di Kavafis, o Il vecchio e il mare di Hemingway. Qui invece, il punto di vista è quello di una donna: Paola Casulli, la cui dichiarazione d’amore per il mare indossa una veste che non è quella cui siamo abituati. L’intensità che avvolge l’intera raccolta non affievolisce mai la spasmodica tensione in cui è organizzato il verso, né si rilevano inciampi in stereotipi consueti.

Il mare è il soggetto del privilegio unitamente all’amore che vi si legge, metafora salmastra di ben più profondi sentimenti, porta con sé la conformazione femminile dell’acqua, la calma amniotica del contenente.

Le composizioni non narrano tempeste né burrasche, raramente vestono i panni devastanti o paurosi dei marosi inquieti o delle correnti oceaniche. Ci troviamo con maggiore frequenza in paesaggi di golfi rasserenanti o in arcipelaghi pelagici. Il riferimento terrigeno è l’isola e non certo il continente. Si coglie il respiro del mare come cadenza di energie sottili irradianti da particelle astrali impermanenti, che si fanno distanza, sintesi fluttuante di stringhe in manifeste pluridimensioni simboliche. L’onda letterale non cessa il moto perfino se si crede inganno. Ogni molecola salina sbiadisce in riva al mare; Circe, incrollabile, si duole di nebbie che attenuano lo sguardo; il suo, fisso nel cielo, scruta la rotta che gli ritorni Ulisse.

Il minuto dondolio del mare aperto sostiene l’olio degli affanni, il suo colore intenso, dipinto da sapienti pennelli, consente il cullarsi di pensieri da riposo.

Su questi capisaldi si tesse la narrazione amorevole; quella amorosa è quella passionale. Non un fuoco ustionante, ma un benefico calore come quello del sole settembrino, dolcemente insinuante, avvolgente le carni e le ossa, i pensieri e i sentimenti più profondi.

Paola è una sorpresa marina, di una intensità struggente, smuove visceralmente e fa tremare il respiro fino al fremito del liquido salino.

Ciò che compiutamente descrive è la rêverie dei nostri passati, quella che ha adottato vasti orizzonti e non anguste insenature dove non entra lo scafo del proibito.

L’illecito arriva, impensabile come uno squarcio nell’insieme dei veli che offuscano le nostre di difficili traversate. Ci porta a divagare su flutti di schiuma bianca con movimenti di spirale corporale, mancanza d’aria nei polmoni e assenza dell’orientamento sul soggetto.

Paola chiede che le si parli di un’altra vita, ne percepisce l’esistenza, ma non ne conosce le leggi che la governano. Ancora ignari, noi tutti, possiamo solo ipotizzare l’esistenza di una vita parallela, compiere passi impercettibili che diverranno regolari e sciolti. Ora co- nosciamo le solitudini e ci sopravviviamo senza alcun timore; Paola ce lo ricorda e ce ne racconta la liquidità.

Salvatore Contessini

Sartie, lune e altri bastimenti

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Tu sai
 come baciarmi dentro
mordermi dalle costole le ali che fanno male.
Voglio strade che dormono vuote
mentre io resto insonne
a chiedermi se godi o tremi
lontano dalla mia notte.
Il mio corpo disabitato gocciola resina,
ho fiori sulla fronte e brina
e mille pianure che cantano di te.

E poi è di nuovo sabato.
Le nostre scapole ricordano i punti oscuri,
quel modo arbitrario di essere felici e tuttavia
è così poco lungimirante il tuo viso quando sorridi
e fai brillare gli occhi in quell’angolo del letto
dove fiorisce l’oleandro.
Adesso tu che siedi come chi siede sotto un albero
a chiedermi un ritratto.
Io non faccio domande.
Sei così bello
è meglio che io non veda
è meglio che io non veda niente.

Sapevamo di essere nella stessa vita
a bassa voce
come crocifissi appesi al muro
quasi dispiaciuti, volgendo lo sguardo
altrove.
Così mai più visti.
Colti da quella strana euforia del dolore.
A dirci mille volte preghiere. A farci dei
vestiti addosso bianchi fiori. Compiuti
nell’imperfetta bellezza delle cose
familiari. Un rapimento la vasta luce diamante
che pare sangue di un nuovo toccare.

INCANTOerrante

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