#autobus130transitimetropolitani

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Piove. Strade e cielo di uguale grigio cemento e cenere.
L’autobus a quest’ora del pomeriggio é completamente vuoto. E io mi sento onnipotente tra il blu dei sedili. Un blu che finalmente vedo, ché la mattina son tutti coperti da culi e borse e orecchini e occhiali da sole e cellulari squillanti. Che gli uomini e donne sono solo sotto a tutto sto ciarpame.
L’autista corre. Forse preso pure lui dall’onnipotenza di strade quasi deserte.
Al casello della tangenziale poi, sembra quasi un fuorilegge o uno sceriffo che insegue il cattivo e non esita a divellere passaggi a livello o altro. Butta tutto all’aria e forse immagina il polverone che si alza dietro i pneumatici che sgommano. E formano il suo sogno di eroe metropolitano.
Le curve, poi, le prende alla grande. E io mi attacco al sedile con i braccioli un po’ smangiati.
Sale un’altra donna. Ora siamo due. Anzi tre. Perchè porta con sé un dolcissimo profumo di violette.
E capelli biondo cenere sulle rughe dolci di anziana lupa.

Incanto Errante

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